Dopo lunga assenza da questo blog, per ragioni esclusivamente di casini personali, sono qui di nuovo a scrivere.
Ieri era Natale e, l’antivigilia di Natale, è morto Welby.
Ieri abbiamo sentito il papa parlare a migliaia (milioni grazie alla TV) di carità, del messaggio del Cristo, della tolleranza, dell’amore, del PERDONO.
E’ stato il vescovo di Roma a negare a Welby, cristiano- cattolico per antonomasia, gli onori del SUO DIO.
Il vescovo di Roma è il PAPA. E’stato lui l’artefice della nefandezza post mortem.
Io non ho la fortuna di essere credente. Mi piacerebbe, ma non ci riesco. Mi piace più pensare ad un mondo laico dove le persone sono garantite da leggi fatte da uomini e non da santi. Mi piace pensare ad un mondo dove, anche se duramente, la legge del vivere mi permette di confrontarmi con degli altri uomini e non con delle icone religiose.
Ne ho grande rispetto, da comunista (o comunista post mortem) impenitente, i miei padri mi hanno insegnato ad avere rispetto per le visioni diverse della mia, in un mondo utopico dove il ricco non è così ricco, il debole è rispettato nei suoi miserevoli valori, dove il “tutto”, non è così diverso da famiglia a famiglia. Ho conosciuto persone che mi hanno insegnato la santità del lavoro, la beatitudine dell’essere uguale agli altri e la religiosa tolleranza nei confronti della vita degli esseri umani.
Ho conosciuto solo uomini nella mia vita, nessun santo, nessun beato, solo persone che, nella semplicità del loro pensiero, accendevano la scintilla del Cristo. Padri, madri, figli, famiglie, amici ... solo uomini, nel loro infinito sbagliare e poi sbagliare ancora. E’ sempre l’uomo che sbaglia. Sempre!
E ieri, giorno del Santo Natale, sono ancora più convinto di ciò dopo aver visto, agghindato come un vero e proprio Babbo Natale, stola rossa ripieno di ermellino candido, papa Ratzingher, che ha avuto il coraggio di parlare a noi poveri italiani del messaggio d’amore e di carità di nostro signore: il Cristo. Ed è quell’uomo che ha sbagliato, nel negare ad un povero derelitto (che la famiglia Welby mi scusi per questo appellativo) gli onori del suo Dio, quello che Piergiorgio teneva in fondo al cuore, la scintilla che lo aiutava a convivere con il peggiori dei mali: la sofferenza.
Aveva chiesto umilmente di morire, per non soffrire più.
La parte politica dell’uomo, si è infranta dietro l’impossibilità di poter gestire una “patata bollente” di queste dimensioni. I politici si sono dimostrati inefficienti ed ignoranti, falsi e scarica barili come al solito.
Ma il Santo Padre, quello che dovrebbe essere la reincarnazione del Cristo sulla terra, del Dio fra i popoli, quello che decanta ai centinaia di milioni di suoi fedeli, le virtù della tolleranza e della carità, non ha avuto coraggio, ha lasciato il funerale di un suo fedele, senza i sacri rituali della Chiesa e della sacralità della benedizione.
Il prete, che stava officiando nella chiesa a porte chiuse davanti alla piazza dove si svolgeva il funerale inquadrato da numerose telecamere, regalava al telespettatore una scena surreale: la chiesa vuota, la piazza piena. Un prete che parla alle pareti nude della SUA chiesa, senza fedeli, con la sola eco delle sue parole. E’ questa l’icona che mi ricorderò per tutta la vita. Una chiesa vuota che aveva chiuso le porte ad un suo fedele a migliaia di altri..
Forse è questa la chiesa del popolo, che Papa Ratzinger vuole. Un luogo che non è più il centro di raccolta delle anime ma solo il manifesto pubblicitario, di un pensiero umano e politico ed assai poco cristiano.
Da laico, di nefandezze ne ho un casino contro cui combattere: Calciopoli, Mani Pulite, Mafia, Razzismo, Intolleranza, Concussione, Tangenti ... tutte parole che fanno parte dell’anti-vocabolario umano, in una lista infinita di errori. Tutte cose alle quali cerco di rispondere con il (ormai poco) raziocinio che mi rimane. Ma so anche che, prima o poi (dite che sono ottimista?) ne verrò a capo, perché sono tutte scelleratezze dell’uomo.
Non riesco ad immaginare ad un “sistema” che mi nega l’anima, la mia stessa esistenza, il più profondo dei miei credi. Su questo il raziocinio se ne va a farsi fottere.
Se io fossi Welby, mi incazzerei da matti, lassù nel cielo, nell’aldilà, pensando di essere stato fregato per sempre. Come si fa ad amministrare un dolore che ti è stato dato un “uomo” che è la personificazione di Dio in terra?
Noi abbiamo il dovere di votare politicamente delle persone che, probabilmente saranno quelle, secondo il nostro pensiero, che ci guideranno meglio e nel più onesto dei modi. E non si chiede al politico carità, dolore e tolleranza. Ma ad un Papa sì.
I cattolici dovrebbero stare molto più attenti a chi si mette a regnare sulle anime dei fedeli e sulle coscienze dell’umanità anziché applaudire in Piazza S. Pietro, come pecoroni, parole che servono solo a giustificare una festa falsa come una campana rotta all’insegna solo del consumismo più sfrenato. Ratzinger, non sa cos’è la carità, non sa cos’è il dolore, non sa cos’è la tolleranza. Ma se si vogliono le chiese vuote, fatti vostri, non è un mio problema, io vengo dalla piazza, al massimo ci ritroveremo tutti lì.
Mr. Pin